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Studiare e imparare l'italiano nel terzo millennio
Tavola rotonda/seminario presso Sala Bioy Casares, Fiera del libro di Buenos Aires 2010, 25 aprile alle ore 16.30-18.00
Studiare e imparare l'italiano nel terzo millennio
Problematiche e prospettive La ragione di questo incontro deve essere individuata non tanto nel desiderio di pubblicità delle case editrici italiane, quanto nell'affrontare un discorso generale, quanto mai urgente, sullo stato delle cose in Argentina riguardanti la cultura e la lingua italiane. La situazione infatti non è positiva e l'Argentina può essere considerata un caso emblematico per il resto del mondo. Qui il problema sorge non tanto dalle quantità di studenti di lingua italiana, simile in proporzione a quello di tanti altri grandi Paesi occidentali, tanto è vero che si calcola che l'italiano sta ai primissimi posti fra le lingue straniere studiate, quanto per i fatto che tali quantità sono basse se si considera la formazione della popolazione di questo Paese. Un po' meno della metà della popolazione argentina è di origine italiana, e quindi vivono in Argentina circa 15.000.000 di persone dal nome italiano, ed è per questa ragione che sono indubbiamente pochi quelli che studiano l'italiano. Una ulteriore aggravante sta nel fatto che la maggioranza degli studenti, in genere, non supera i primi livelli, e questa è anche una ragione che spiega la scarsa circolazione del libro italiano in questo stesso Paese. Anche la situazione universitaria non è eccellente. Presso la Facoltà di Lingue della Univ. Nac. Cordoba, l'unica del Paese ad offrire un corso di laurea ed anche di master e dottorato, mi pare che il totale degli studenti di lingua italiana non superi il centinaio. Un problema, questo, che non riguarda solo l'Argentina, ma anche altri grandi Paesi con forti presenze di popolazione oriunda italiana. Penso, fra tutti, agli Stati Uniti, dove è minima la quantità di persone che studiano l'italiano se rapportata al fatto che gli oriundi italiani siano (a occhio e croce: non ho dati sicuri) più di venti milioni; e se presso varie università americane la cultura italiana è presente, questa si limita per lo più allo studio della letteratura piuttosto che della lingua, e in gran parte viene insegnata in lingua inglese. Il fatto che fioriscano negli Stati Uniti riviste di italianistica fra le migliori del mondo non nasconde il fatto che l'italiano come lingua viene studiato abbastanza poco. Si può dunque affermare, osservando la situazione presente soprattutto dei Paesi con forte presenza oriunda italiana, che vi è un serbatoio potenzialmente immenso di interesse nei confronti della lingua e cultura italiana, ma che ancora non è stata superata tale fase di potenzialità. Va comunque detto che negli ultimi tempi ci sono stati dei cambiamenti molto positivi rispetto al passato. Stanno, per esempio, chiaramente avendo successo gli sforzi del Ministero degli Affari Esteri, particolarmente forti in Argentina, di diffondere l'italiano come lingua e come cultura attraverso il sistema delle Scuole bilingui, che iniziano a insegnarlo dall'asilo e dalla prima elementare; e ciò ha sicuramente mosso le acque in modo determinante accordando una forza e un dinamismo inediti all'intero sistema dell'insegnamento e apprendimento dell'italiano. E credo che sia soprattutto per questa sensazione di cambiamento che ora due grandi editori italiani (in ordine alfabetico), Alma e Guerra, si sono spostati fisicamente dall'Italia in Argentina. Essi hanno preferito questo Paese ad altri, come gli Stati Uniti o il Brasile, che pure meriterebbero una maggiore presenza editoriale italiana, evidentemente perchè vi hanno individuato buone possibilità di espansione futura, in particolare per quanto riguarda l'insegnamento dell'italiano presso le scuole di ogni grado. Comunque, cultura significa ancora oggi, malgrado l'impero dei media elettronici, libro e lettura, e credo che il tema vero da affrontare, in linea con la stessa idea base di una Fiera del Libro, è che l'apprendimento di una lingua e di una cultura debba essere accompagnato dall'amore progressivo nei confronti del Libro, non importa di quale casa editrice. È quindi necessario, allo stesso tempo, stimolare, in generale, l'amore per la lettura dei bambini, ma anche, in forme diverse e più complesse, degli adulti. In altre parole, il Libro in generale, e il libro italiano in particolare, deve tornare ad essere presente nelle librerie argentine, come lo era dall'inizio del secolo scorso fino almeno agli Sessanta, quando in questo Paese si pubblicavano riviste e giornali italiani. E mi pare bello che un simile discorso, apparentemente utopico, ora lo sia un po' meno grazie alla decisione di questi due editori di portare in Argentina tutta la loro produzione. Credo che sarà importantissimo, d'ora innanzi, quanto Alma e Guerra potranno e vorranno fare, ovviamente in collaborazione con tutte le istituzioni che insegnano lingua e cultura italiana, per aumentare l'amore nei confronti della lingua e del libro italiani. Dott. Luigi Volta Con la partecipazione di: |
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